L'iter parlamentare è ufficialmente iniziato il 1° aprile alla Camera. Prima che i partiti se ne impadroniscano con slogan di parte, proviamo a capirla insieme — con i dati, senza tifare.

Il 1° aprile 2026 lo Stabilicum è stato ufficialmente incardinato in commissione Affari Costituzionali della Camera. Nominati 4 relatori (uno per ogni partito di maggioranza). Il primo passo sarà una fase di audizioni tecniche, poi il testo — probabilmente emendato — passerà all’esame di Camera e Senato. L’iter si ferma per le festività pasquali e riprende nelle prossime settimane.
Se ne parla ovunque. La chiamano Stabilicum, la difendono, la attaccano, la temono. Ma quanti sanno davvero cosa prevede? Quanti cittadini hanno capito cosa cambierebbe nel momento più importante della democrazia — quello in cui si entra in cabina elettorale?
Proviamo a raccontarla senza bandiere. Non siamo avvocati della maggioranza né dell'opposizione. Siamo un movimento di cittadini e ci interessa una cosa sola: che il tuo voto conti davvero.
L'Italia ha avuto 68 governi in 80 anni di Repubblica. Una media di uno ogni quattordici mesi. Questo dato — reale e documentato — è al centro della proposta: l'obiettivo dichiarato dello Stabilicum è garantire governi stabili, evitare trattative infinite dopo il voto, sapere già la sera delle elezioni chi governerà.
È un obiettivo condivisibile? In astratto, sì. Il problema è sempre come si raggiunge.
Lo Stabilicum supera il Rosatellum attualmente in vigore e introduce un sistema proporzionale puro, con un meccanismo di premio per chi vince.
I seggi vengono assegnati in proporzione ai voti ottenuti da ogni partito o coalizione — su base nazionale per la Camera, regionale per il Senato. Vengono eliminati i collegi uninominali del Rosatellum, dove si votava anche per un candidato specifico nel territorio.
Alla coalizione che supera il 40% dei voti viene assegnato automaticamente un bonus di 70 deputati e 35 senatori, entro un tetto massimo di 230 seggi alla Camera e 114 al Senato. Significa che chi prende il 40% può arrivare a controllare ben oltre la metà del Parlamento.
Se nessuna coalizione raggiunge il 40% e le prime due si collocano tra il 35% e il 40%, scatta un secondo turno tra sole due forze. Un ballottaggio nazionale — una novità assoluta per l'Italia.
3% per i partiti singoli, 10% per le coalizioni — le stesse del Rosatellum. Chi non raggiunge la soglia non entra in Parlamento.
Come con il Rosatellum, i cittadini non possono indicare un candidato specifico. Si vota il partito o la coalizione, e chi entra in Parlamento lo decide la segreteria di partito nell'ordine della lista.
| Aspetto | Rosatellum (attuale) | Stabilicum (proposto) |
|---|---|---|
| Sistema | Misto (proporzionale + uninominale) | Proporzionale puro |
| Collegi uninominali | Sì — circa 1/3 dei seggi | No — eliminati |
| Premio di maggioranza | No | Sì — 70 dep. + 35 sen. al 40% |
| Preferenze | No — liste bloccate | No — liste bloccate |
| Ballottaggio | No | Sì — se nessuno al 40% |
| Soglia sbarramento | 3% / 10% coalizioni | 3% / 10% coalizioni |
Indipendentemente da come la si pensi sul contenuto della riforma, c'è una questione di metodo che riguarda tutti i cittadini, di qualsiasi orientamento politico.
La proposta è stata scritta di notte, solo dalla maggioranza, senza confronto con l'opposizione. L'iter parlamentare inizia domani 31 marzo, a meno di 24 ore dalla chiusura del referendum sulla giustizia — un calendario che ha sorpreso le stesse forze di opposizione. Le regole del gioco democratico sono quelle che valgono per tutti, oggi e domani, chiunque governi. Per questo, storicamente, le leggi elettorali migliori sono nate da un ampio consenso parlamentare, non dalla forza numerica di chi è al governo.
Non è una valutazione politica. È una regola di buon senso democratico.
Lo Statuto di Partecipazione Attiva è fondato sulla Costituzione Italiana e sul principio che la sovranità appartiene al popolo. Per noi questo non è uno slogan: significa che le regole con cui i cittadini esprimono quella sovranità — le leggi elettorali — non possono essere scritte da una sola parte per avvantaggiare sé stessa.
Non siamo contrari alla ricerca della stabilità di governo — è un obiettivo legittimo. Siamo contrari a qualsiasi riforma che riduca il peso reale del voto di ciascun cittadino, che tolga la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, che venga approvata senza il più ampio consenso possibile tra tutte le forze parlamentari.
Chiediamo che l'iter parlamentare sia trasparente, che le audizioni dei costituzionalisti siano pubbliche e accessibili, e che i cittadini vengano informati — con chiarezza e senza propaganda di parte — di cosa cambierà nel loro voto.
Continueremo a seguire e raccontare ogni passaggio. Perché questa è politica che riguarda tutti. Non solo chi ha la tessera di un partito.
Da domani 31 marzo la proposta entra ufficialmente in Commissione Affari Costituzionali della Camera. I tempi di approvazione dipenderanno anche dall'opposizione, che ha annunciato battaglia. Il percorso potrebbe essere lungo mesi — o, se la maggioranza accelerasse, molto più rapido.
Partecipazione Attiva seguirà ogni passaggio e tornerà ad aggiornarti con analisi chiare, senza tifare. Perché il tuo voto è troppo importante per lasciarlo spiegare solo ai professionisti della politica.
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